Era il 7 di febbraio e il sindaco di Carpineto Romano scriveva che la Asl temeva una variante. Nei giorni scorsi la scoperta dello Spallanzani

Il “timore della variante” a Carpineto Romano non è di oggi ma di tredici giorni fa. Come ricorderete fu proprio il sindaco di Carpineto Romano, Stefano Cacciotti, a scriverne (ecco l’articolo che pubblicammo). Il 7 febbraio scorso sul suo profilo annunciava la chiusura delle scuole per fare tamponi a tutti gli studenti. “Il timore della Asl che possa trattarsi di una variante del virus – scriveva Cacciotti – più un totale delle classi in isolamento arrivato a 9, ci ha condotto alla decisione di chiudere la scuola per motivi di sanità pubblica”.

Dopo quell’annuncio la Asl Roma 5 ha fatto tamponi a 410 alunni. Si trattava dell’8% della popolazione di Carpineto Romano, che conta circa 4500 abitanti. Dal “timore della variante” in poi non è arrivata alcuna conferma che potesse trattarsi davvero di “inglese”. Poi, oggi, l’annuncio della zona rossa e delle restrizioni (leggile qui). D’altra parte in conferenza stampa i sindaci Sanna e Cacciotti hanno detto che l’ordinanza della Regione è basata su dati di quattordici giorni fa. E allora la domanda a cui Regione e Asl dovrebbero rispondere è: i tamponi su cui la “variante” è stata individuata sono quelli di Carpineto per i quali la Asl aveva timori o sono altri? Quanto tempo è passato tra il tampone e l’identificazione della variante? Ad oggi non si sa.

A Colleferro le reazioni sono le più disparate. Il sindaco Pierluigi Sanna, come quello di Carpineto, chiede di non fare allarmismi e seguire le comunicazioni ufficiali. Nella città l’annuncio della zona rossa ha creato reazioni contrastanti. C’è chi dice che “a macchia di leopardo non serve a niente” e chi, come Francesco, ritiene che “colpirà solo i commercianti, che dovranno chiudere”. “La decisione della zona rossa – dice Andrea Santucci – stata presa in tempi tempestivi: ora bisogna collaborare tutti per il bene dei cittadini senza divisioni politiche”. “Da questa notte, per 14 giorni, saremo in zona rossa. Va bene – commenta Claudio Gessi -, ma senza sollevare polemiche banali, possiamo conoscere i “gravi elementi” che hanno portato la Regione Lazio a tale determinazione? O chiediamo troppo?”

L’apprensione dei Comuni vicini

Ora a Segni, Montelanico e Artena si teme un allargamento della zona rossa e si spera che la riduzione dei positivi in atto a Colleferro e Carpineto da giorni continui. La speranza è che, come ha detto il sindaco Cacciotti, nei prossimi giorni la zona rossa sia revocata. Intanto però l’annuncio dell’ordinanza ha già fatto notizia.

A Montelanico nelle ultime settimane c’è stato un lieve aumento dei contagi e il paese è molto collegato con Carpineto. “Spero che la zona rossa rimanga circoscritta solo a Carpineto e Colleferro ma la vedo difficile” dice un residente di Montelanico.

A Segni il sindaco Cascioli ha riferito che nelle zone di confine con Colleferro non ci sono positivi “comunque [la variante ndr] è un problema”. “Visto l’oggettivo aumento dei contagi delle due città e la comunicazione della presenza della variante – dice Bruno, di Segni -, penso che siano stati presi i provvedimenti più opportuni per far fronte alla situazione emergenziale. È il momento di stringere ancora di più i denti e di non abbassare la guardia”.

Ad Artena l’Amministrazione comunale auspica di “evitare di creare allarmismi che non giovano a nessuno e di mantenere la calma. Ovviamente dobbiamo essere tutti consapevoli che bisogna continuare a seguire con rigore le misure di sicurezza e di prestare la massima attenzione”.

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