C’è chi la vuole demolire e chi la vede come un edificio che, se valorizzato, può raccontare meglio la storia dello sviluppo della città nel dopoguerra: parlare della torre dell’acqua di Artena è inutile o no?

La torre dell’acqua di Artena testimonia o no il progresso artenese del Dopoguerra? Forse non sarà bella (ma c’è chi commenta che è meno brutta di certi palazzi) ma non c’è alcun modo per valorizzarla come segno della storia artenese? Partiamo dalle certezze, cioè dalle dichiarazioni degli amministratori comunali.

Pochi minuti fa un comunicato stampa dell’assessore ai rapporti con l’Acea, Domenico Pecorari, riportava quanto segue: “Acea in questi giorni sta effettuando dei controlli, «dei carotaggi, per realizzare due nuove linee idriche che partiranno dai pozzi siti in via 18 Dicembre (adiacenti al campo sportivo comunale) e che arriveranno fino a mezza cava dove verranno istallati due nuovi serbatoi (due sono già esistenti e servono Artena valle fino a Valle Raina località La Pescara). Queste nuove linee andranno a servire la zona bassa di Artena che attualmente vengono alimentate dalla Torre dell’Acqua». Torre che, una volta terminati i lavori, verrà demolita”.

La notizia della volontà di demolire quel manufatto non è in sé una novità. Già il sindaco Felicetto Angelini aveva annunciato a gennaio di aver raggiunto l’accordo con l’Acea Ato 2. “Posso anche anticipare in via assoluta – aveva dichiarato Angelini – che sto lavorando con ACEA per demolire la cosiddetta Torre dell’Acqua, vero sfregio al panorama di Artena che sarà cosi possibile ammirare da Largo C. Colombo e tutta la parte bassa della nostra Città“.

L’intervento dell’ing. Riccelli

Nelle settimane scorse c’è stato anche chi ha provato ad aprire una discussione sul tema, su cui nella cittadinanza ci sono perplessità e orientamenti diversi. Lo aveva fatto l’ing. Matteo Riccelli, studioso delle opere del Cardinal Borghese, con un contributo di livello sul senso della conservazione e la valorizzazione dei luoghi pubblici di una città. Riccelli nell’articolo proponeva una soluzione diversa dalla demolizione.

Una soluzione che passava per la presa d’atto dei valori storici del centro urbano e per una possibile valorizzazione dell’edificio. Così come hanno fatto altre cittadine che conservano immobili del genere. E, soprattutto, una proposta in linea con altri studi effettuati proprio sul complesso costituito dalla torre dell’acqua, l’ex Granaio Borghese, piazza Ginepro Cocchi e l’Asilo San Marco.

Quell’intervento ha riscosso un interesse rilevante in termini di visualizzazioni ma il tema non ha visto ulteriori contributi (che siamo disponibili a pubblicare). Segno che non è d’interesse o c’è pigrizia nell’esporsi? Meglio parlarne, invece, prima che entrino in azione le ruspe. Perché insieme a pochissimi altri immobili la torre dell’acqua è uno dei pochissimi edifici ormai storici del centro urbano di Artena.

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