Covid, ad Artena tanti casi. “Nemmeno i vaccinati possono abbassare la guardia”

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Tanti casi di positività al coronavirus ad Artena e “molte quarantene preventive”. Molti casi positivi tra i vaccinati. Pochi casi gravi. Un medico di base: “I vaccinati hanno abbassato troppo la guardia, credono di avere un’armatura”

Artena torna a confrontarsi con il coronavirus. Negli ultimi giorni i casi positivi sono cresciuti molto. I dati del Comune sono quelli che la Asl notifica all’Ente locale. Ad oggi i positivi in questione sono in totale 82. “Questa volta l’epidemia è ripartita in modo molto più intenso: ci sono molte persone in quarantena preventiva e la maggior parte dei positivi sono vaccinati” confida un medico di famiglia di Artena. “Il fatto è che il virus gira e i vaccinati sono molti di più, quindi è logico – aggiunge – che i positivi siano di più tra i vaccinati”.

“Il non vaccinato se ha sintomi e/o è positivo – dice il medico -, la prende sul serio perché impaurito e si isola seguendo le raccomandazioni. Il vaccinato sembra essere più recalcitrante, meno ligio, sicuramente perché si sente protetto dal vaccino, e tende a comportamenti non consoni”.

“Il punto è – prosegue il dottore – che coloro che sono vaccinati hanno abbassato troppo la guardia. Pensano di avere un’armatura, non portano la mascherina, fanno pranzi e cene con gli amici a casa e fuori ma dovrebbero capire che pure loro sono a rischio contagio e diffondono il virus, anche se il vaccino li protegge dagli effetti gravi e hanno una carica virale più bassa”. I medici di base stanno quindi “spingendo” le terze dosi di vaccino. Alcuni ne fanno anche quaranta a settimana.

“Tra i miei assistiti – riferisce un altro medico di famiglia – sono in aumento i contagi in adulti vaccinati. La fonte sono spesso i ragazzi che si contagiano a scuola o in occasione di attività sportive, altri dopo riunioni conviviali. Credo che si sia abbassata un po’ troppo la guardia”. Torna dunque la questione della scuola. Cosa ne pensano i pediatri? “I bambini spesso sono asintomatici – dice un pediatra – e arrivano a scuola portando l’infezione prendendola dai genitori, magari non vaccinati. Poi può capitare che in classe ci siano altri contagiati ma nessuno, tra i bambini, è grave”.

A quanto pare, tra i tanti positivi registrati ad Artena soltanto una persona sarebbe andata in terapia intensiva allo Spallanzani. Si tratta di una persona vaccinata che, dopo essere stata intubata, sembra si stia rimettendo. Tra gli altri ci sarebbero casi più o meno gravi ma, per ora, non estremi. “Il vaccino sta proteggendo i positivi che l’hanno fatto – afferma un medico di base – e per loro la malattia passa come un’influenza ma è comunque importante rimanere a riposo appena si avvertono i sintomi, altrimenti si rischia un aggravamento”.

I dati a livello nazionale su vaccinati e non vaccinati: l’assenza di rischio non esiste ma i vaccinati rischiano meno

Da tempo l’Istituto Superiore di Sanità monitora l’epidemia. Lo fa dividendo i dati dei vaccinati e non vaccinati tra i positivi, i deceduti, gli ospedalizzati e i ricoverati. E tra i vaccinati un’ulteriore divisione viene fatta tra vaccinati con una dose, vaccinati con due dosi, vaccinati da oltre sei mesi e da meno di sei mesi. In ogni rapporto nazionale, l’ultimo compreso, vengono pubblicati i dati assoluti di positivi, ospedalizzati, ricoverati in terapia intensiva e deceduti. Li abbiamo elaborati per trarne l’incidenza.

Negli ultimi trenta giorni è risultato positivo al coronavirus lo 0,17% della popolazione italiana (lo 0,48% dei non vaccinati e lo 0,12% dei vaccinati). I rapporti più alti tra positivi e popolazione si hanno tra i non vaccinati, in particolar modo nelle fasce di età oltre gli 80 anni e tra i 12 e i 39 anni (rispettivamente 0,50% e 0,52%). In queste fasce il rapporto dei positivi vaccinati non supera rispettivamente lo 0,12% e lo 0,10%.

Anche il rapporto tra ospedalizzati e positivi è più alto tra i non vaccinati: il 35,89% dei positivi non vaccinati oltre gli 80 anni è ospedalizzato contro il 21,18% dei positivi vaccinati della stessa fascia d’età. Nella fascia 12-39 la percentuale è del 2,55% per i non vaccinati e dello 0,8% tra i vaccinati.

La forbice si riduce nel rapporto tra terapie intensive e positivi ma le percentuali peggiori sono sempre dei non vaccinati. A seconda delle fasce d’età dei non vaccinati, il rapporto va tra lo 0,16% e il 3,8% (che riguarda la fascia tra i 60 e i 79 anni). Per i vaccinati il rapporto varia dallo 0,006% e l’1,1%.

Quanto al rapporto decessi/positivi degli ultimi trenta giorni? Per i non vaccinati la percentuale va dallo 0,016% della fascia d’età 12-39 al 13,24% di chi ha oltre gli 80 anni. Per i vaccinati la percentuale va dallo 0,01% della fascia 12-39 all’1,33% di chi ha oltre gli 80 anni.

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