La maggioranza di Artena rifiuta la strada dell’esproprio contro la biometano del Colubro

granaio borghese artena

Niente da fare. La maggioranza che governa Artena ha bocciato l‘idea di valutare l’esproprio contro la biometano del Colubro. Ciò anche se fino ad ora non sembra che l’opposizione in conferenza dei servizi sembra aver portato a uno stop dell’iter. Malgrado ciò, contro la biometano l’Amministrazione sembra voler continuare per la strada della conferenza dei servizi. Eppure ancora ieri il Comune non ha presentato nuove osservazioni. E i cittadini, stufi, hanno addirittura appeso degli striscioni davanti al Granaio chiedendo “fatti e non parole”.

La motivazione della bocciatura della proposta di esproprio? La paura dell’eventuale contenzioso che potrebbe nascere da una procedura del genere, anche se finché la società non avrà un titolo edilizio in mano si tratterà solo di andare al Tar che eventualmente annullerebbe la procedura. Stesso esito ha avuto la discussione sulla proposta di costituire il Comune di Artena nel processo che inizierà a fine giugno per l’indagine Feudo. La maggioranza ha detto “no” anche questa volta alla mozione delle opposizioni. Atti importanti approvati? La transazione con Lazio Ambiente, il cui passaggio in Consiglio era stato chiesto dalla Corte dei Conti e la nuova convenzione per la gestione associata dei servizi sociali.

L’elezione del nuovo presidente: Alfonso De Angelis torna in carica

Ieri il Consiglio ha anche eletto il nuovo presidente. Dopo aver avuto chiarimenti alla prefettura su chi dovesse convocare il Consiglio (come era stato chiesto, a ragione, dall’opposizione), la seduta è stata riunita dalla vice presidente Sabrina Di Cori. Le opposizioni hanno proposto la candidatura di Sofia Fiorellini e la maggioranza quella di Alfonso De Angelis. All’esito della votazione, De Angelis (che è stato il presidente nella precedente consiliatura) è stato eletto con i soli voti della maggioranza.

Lo sconto tra Angelini e Talone

La discussione ha comunque fatto scintille, scaturite dalle passate dimissioni di Augusto Angelini da presidente del Consiglio. Pressato sulla situazione giudiziaria che ha investo il Comune, il vice sindaco Loris Talone ha messo in chiaro che “finché avremo i numeri andremo avanti”, affermando che “oggi Artena è tutto un cantiere”. “A sentir voi – ha ribattuto l’ex presidente Augusto Angelini – sembra che vada tutto bene, che la magistratura non sia mai intervenuta e che gli artenesi siano contenti. Invece si è mandata la dignità al macero: il paese è allo sbando più totale e la cosa più brutta – ha aggiunto Angelini – è che nessuno ne prende coscienza. Quanto ai milioni di euro, bisognerebbe dire che altri Comuni hanno già terminato i lavori e stanno chiedendo altri soldi”. “Tu hai fatto una scelta rispettabilissima – ha replicato Talone – ma credo che nella vita si può essere Schettino o uno che si rimbocca le maniche”.

De Angelis: “Mi dispiace dirlo ma non sarò il presidente di tutti”

Il dibattito tra la maggioranza e l’ex presidente è proseguito dopo l’elezione di De Angelis. A riaprirlo è stato proprio il neo presidente. “Se io avrò divergenze con la maggioranza farò la mia battaglia al suo interno altrimenti mi dimetterò da Consigliere” ha detto De Angelis che poi ha commentato la richiesta di dimissioni di massa delle minoranze.

“Dimettersi significata abbandonare il paese – ha detto – affossarlo ancora di più e metterlo nelle mani di un commissario. In questo momento invece ribadiamo che andremo avanti: lasciamo che la giustizia faccia il suo corso e che il nostro sindaco si possa difendere. In attesa del verdetto – ha detto De Angelis – abbiamo l’obbligo, il dovere e la forza di batterci per Artena perché se ci dimettiamo mandiamo all’aria tutti i progetti fatti”.

E poi il presidente dell’aula ha pronunciato una frase inusuale per il suo ruolo: “Mi dispiace dirlo ma non sarò il presidente di tutti perché non posso esserlo. Sarò corretto e credo che dobbiamo darci una mano, anche con l’opposizione ma abbandonare ora Artena non credo che porti a qualcosa”.

Angelini: “Mi sono dimesso perché in maggioranza la minestra era già pronta”

La replica delle opposizioni è stata dura. “Si combatte dal di dentro – ha risposto Angelini – quando c’è partecipazione, qua invece la minestra era già pronta: rimanere significava accettare decisioni già prese da anni”. “La storia del commissario – ha aggiunto Silvia Carocci – è un falso problema perché non ci sarebbe un commissariamento lungo: lo scioglimento del Consiglio porterebbe alle elezioni, per questo ci siamo anche messi a disposizione per un periodo di transizione che porti al voto”.

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