La gestione dei prezzi e degli acquisti delle mascherine ricade in modo paradossale anche su Valmontone (che intanto sta distribuendo quelle già acquistate)

La vicenda delle mascherine prende sempre più pieghe paradossali. Il governo aveva fatto appositi atti, tramite il commissario all’emergenza Arcuri, per potenziare la produzione di mascherine made in Italy. La Regione Lazio aveva annunciato la distribuzione a tutti i Comuni. Il Comune di Valmontone aveva annunciato la distribuzione gratuita a tutti gli anziani. Poi?

La vicenda a tinte fosche della Regione Lazio

Poi sono arrivati i problemi che vanno dallo Stato ai Comuni passando per le Regioni. Nel Lazio la vicenda “mascherine” ha assunto toni molto foschi, con la Regione che ha anticipato milioni di euro a una società di Frascati salvo poi non ricevere le mascherine ordinate (qui un bel video delle Iene). S’è scoperto poi che le fideiussioni assicurative consegnate dalla società alla Regione erano false. L’Amministrazione regionale ha dichiarato di essere stata truffata (ma non si è mai visto anticipare milioni di euro sull’unghia da parte di un’amministrazione pubblica) e la Regione è riuscita a ottenere la restituzione dell’anticipo in rate di qualche settimana.

Il Comune di Valmontone: dalle swiffer regionali all’acquisto in proprio bloccato

Intanto ai Comuni la Regione ha inviato le mascherine “swiffer” (qui la notizia). Ne sono toccate dalle mille alle duemila per ogni Comune ma, vista l’inadeguatezza, i Comuni hanno acquistato ulteriori mascherine chirurgiche. Il Comune di Valmontone in particolare ha annunciato l’acquisto in massa di mascherine da distribuire agli anziani. Alcuni le hanno ricevute altri no. Perché?

L’ordinanza sul prezzo e il blocco degli acquisti

Non tutti le hanno ricevute perché dopo il primo ordine di mascherine fatto dall’Amministrazione valmontonese (3500 mascherine acquistate, di cui 700 distribuite) è arrivato un atto dello Stato. Il commissario Arcuri ha ordinato che le mascherine si possono vendere al massimo a 50 centesimi più Iva al pezzo. Solo che il Comune non è riuscito a trovare nemmeno un fornitore che glie le vendesse a quel prezzo. “Finché c’è quell’ordinanza – ha dichiarato ieri il Sindaco Alberto Latini – intendiamo tutelare gli uffici da azioni giudiziarie perché non c’è nessuno che vende le mascherine a cinquanta centesimi più Iva”.

Il Comune ha ricevuto preventivi più alti di qualche decina di centesimi e, secondo fonti della maggioranza, “acquistare a quel prezzo vorrebbe dire rischiare un procedimento per danno erariale”. Quindi ecco perché è ferma la distribuzione delle mascherine. E dalla maggioranza valmontonese sbottano: “Se lo Stato fissa i prezzi, non si capisce perché a questo punto non le fornisce direttamente ai Comuni”.

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