Italcementi: inizia la conferenza dei servizi sull’impianto di recupero dei rifiuti

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Aggiornamento – Cementificio: la posizione di Sanna e Calamita

Di seguito la nota diramata dal Comune di Colleferro a firma del Sindaco Pierluigi Sanna e dell’assessore Giulio Calamita:

La presenza del cementificio a Colleferro è ormai parte integrante della città. Condividiamo lo stesso lembo di terra da quasi 100 anni. Generazioni di lavoratori si sono susseguite al suo interno da quanto il termine impatto ambientale era vagamente conosciuto e passare per via Sabotino significava trovarsi coperti di polvere bianca. Nel corso degli anni le cose sono cambiate e l’impatto ambientale del cementificio si è ridotto a tal punto che i fenomeni che abbiamo raccontato sono un ricordo di poche persone, oggi praticamente del tutto assenti e riconducibili solo a temporanei guasti prontamente risolti.

Gestire un impianto così grande significa fare i conti con problemi ambientali sia locali che globali, farlo significa pensare al futuro ed a come lo lasciamo ai nostri figli. Oltre ai problemi emissivi legati alla vita di un cementificio occorre chiedersi come si fa il cemento e dove prendere tutte le risorse necessarie. Normalmente si scavano delle cave come quelle che al confine con Colleferro lungo via Traiana, che cambiano il paesaggio in modo quasi permanente. L’Architetto Oddini e l’Ingegner Morandi quando hanno progettato Colleferro hanno scavato sotto le colline e costruendo sopra per evitare di sfigurare il paesaggio, ci domandiamo cosa direbbero oggi vedendo alcune delle cave che circondano la città a cui hanno dato letteralmente vita.

Certo è che non ci si può fermare del tutto e un minimo di estrazione è necessaria. Si può agire intelligentemente, basti pensare al nastro trasportatore che dalla cava porta il cemento in impianto risparmiando decine di mezzi di trasporto. In generale, per far capire alle persone come si possa fare a ridurre l’estrazione sentiamo il dovere di spiegare quanto segue e fare chiarezza su una polemica, frutto di una generale confusione, sorta in questi giorni.

La richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale in corso per la cementeria di Colleferro, contrariamente alle polemiche emerse in questi giorni, non riguarda l’utilizzo di combustibili alternativi in sostituzione dei combustibili fossili, ma l’impiego di alcune tipologie di materiale inerte, ad esempio calcinacci, prima che diventi rifiuto e derivanti da specifici e controllati processi produttivi, in parziale sostituzione delle materie prime naturali da cava utilizzate per la produzione di cementi.

Si tratta di materiali recuperati che hanno composizione e caratteristiche idonee a questa sostituzione e perfettamente compatibili con il ciclo di produzione del cemento, contenendo gli stessi ossidi (calcio, ferro, alluminio, silicio) richiesti per la produzione del clinker e normalmente approvvigionati da cave. La qualità del prodotto finito rimane inalterata, sia dal punto di vista tecnico che ambientale, ed è continuamente controllata secondo rigorosi controlli previsti dalla normativa di settore. I materiali provengono da operatori qualificati, anch’essi sottoposti a controlli analitici in applicazione delle normative. Si tratta in effetti del riciclo di materia applicato al cemento: come deve farci piacere che venga riciclata la plastica delle bottiglie e se ne producano altre allo stesso modo dobbiamo fare per i materiali che utilizziamo per costruire le nostre case e le nostre infrastrutture.

L’utilizzo di questi materiali in sostituzione di alcune materie prime naturali è considerata una pratica virtuosa per la concreta attuazione dell’economia circolare che trasforma un problema in una risorsa. Si tratta di una pratica sicura e largamente utilizzata in tutta Europa, in quanto consente un risparmio di risorse naturali e allo stesso tempo evita il conferimento in discarica di materiali che invece possono essere ancora utilizzati nel ciclo industriale. Il risultato è un duplice vantaggio per l’ambiente ed è in questa ottica che è stata adottata dalla cementeria di Colleferro.

La percentuale di sostituzione delle materie prime naturali nello stabilimento si attesta intorno a qualche punto percentuale. Il progetto in valutazione, difatti, è già operativo dal 2007 e la Valutazione di Impatto Ambientale può già valutare dati concreti di utilizzo.

L’impianto di Colleferro, come emerge dal Bilancio Ambientale presentato questa primavera, presenta performance ambientali in costante miglioramento. Grazie agli importanti investimenti di ottimizzazione degli impianti, il monitoraggio ambientale ha infatti confermato un sensibile miglioramento dei più importanti parametri, con risultati molto positivi per la qualità delle emissioni. Le emissioni sono infatti al di sotto dei limiti di legge e in maniera molto significativa per alcuni parametri ambientali. Nel 2017 l’emissione giornaliera media di polveri sottili è stata quattro volte inferiore rispetto al limite imposto dalla nuova Autorizzazione Integrata Ambientale. Valori positivi sono stati registrati anche per gli ossidi di azoto, con valori ridotti del 35% rispetto agli anni passati, e per l’anidride solforosa, i cui valori sono 40 volte più bassi rispetto alla norma di riferimento.

Insomma Colleferro sicuramente ospita una grande industria, nata prima ancora della città, con le sue criticità ma anche in questo caso è possibile dotarsi di sistemi in grado di dare una mano all’ambiente. La produzione del cemento ha determinati processi produttivi ed a quelli ci si deve attenere per costruire opere pubbliche e private. Ci dispiace tanto che queste maestranze vengano prese di mira da chi, per attaccare la nostra amministrazione, li mette in cattiva luce con bugie e vaghe ricostruzioni. Se l’obiettivo è quello di oscurare la recente vittoria riguardante gli inceneritori, che finalmente verranno riconvertiti con reimpiego delle maestranze in un contesto di economia circolare vera attenta al recupero di materia, possono anche smetterla.

Chi oggi parla di rifiuti bruciati evidentemente non sa leggere o mette in giro questa voce per fini politici. Il nostro cementificio non è in grado di bruciare i cosiddetti Combustibili Solidi Secondari (CSS) e non ci sono progetti in tal senso ed in ogni caso la nostra amministrazione non è d’accordo.

Ci auguriamo che il cementificio possa continuare a fare investimenti per rivolgere un’attenzione all’ambiente sempre maggiore, in questo troveranno nella nostra amministrazione uno stimolo fatto di collaborazione e fermezza su un tema che ci sta molto a cuore.

Al primo incontro assente il Comune, esclusi (per un disguido) comitati e associazioni

È iniziata la conferenza dei servizi sull’impianto di recupero dei rifiuti dell’Italcementi. Durante il primo incontro i rappresentanti del Comune di Colleferro non si sono presentati e le associazioni e i comitati sono stati esclusi per “un disguido tardivo nella comunicazione”. Ad affermarlo è il Comitato Residenti Colleferro con una nota a firma di Ina Camilli.

Il Comitato, che presenterà osservazioni rispetto all’iniziativa, valuta le affermazioni contenute nel progetto in valutazione “tutt’altro che rassicuranti” rispetto all’utilizzo di rifiuti nel processo per la produzione del cemento e alle relative emissioni in inquinanti. Di seguito pubblichiamo integralmente la nota del Comitato Residenti Colleferro.

Il dettagliato comunicato del Comitato Residenti Colleferro

Il 18 ottobre 2018 la Regione Lazio ha indetto la prima Conferenza dei Servizi per sottoporre il progetto di Italcementi spa di Colleferro “Attività di recupero rifiuti come materia prima nella cementeria”, presentato il 23.6.2016, alla valutazione di impatto ambientale (VIA), procedimento richiesto dalla Città Metropolitana di Roma Capitale. La Regione ha convocato i Comuni, gli Enti, le Amministrazioni pubbliche e la società proponente per acquisire i loro pareri ai fini del rilascio della VIA, in mancanza dei quali vale il silenzio-assenso.

Il Comune di Colleferro informato dal mese di settembre non si è presentato e non ha delegato un suo rappresentante. Per un disguido tardivo nella comunicazione della convocazione, comitati e associazioni non hanno potuto partecipare e presenteremo le nostre osservazioni, sottolineando che Italcementi ricade anch’essa nel SIN (sito di interesse nazionale), dove è stato rinvenuto il cromo esavalente, di cui accerteremo se sia stato attivato il procedimento e richiesto il parere del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Per avere contezza del progetto della Italcementi abbiamo consultato i documenti, in particolare lo Studio d’Impatto Ambientale e la Scheda di Sintesi, pubblicati dalla Regione al link https://regionelazio.app.box.com/v/073-2017. Da quest’ultima si ricava che il progetto consiste nell’ampliamento (non adeguamento) dell’attività già esistente, nel recupero di rifiuti speciali non pericolosi (non rifiuti urbani, ma “inerti provenienti da cicli industriali”) e nella capacità di trattamento di 226.000 tonnellate l’anno di rifiuti. La relazione per lo Studio d’Impatto Ambientale descrive sinteticamente il processo produttivo (Cap.1.1 e 1.2).

In sostanza i rifiuti vengono miscelati ad altre materie prime e “cotti” nei forni ad alta temperatura per realizzare il cosiddetto clinker il quale – una volta raffreddato ed indurito – viene frantumato e macinato, e, con l’aggiunta di altre sostanze (gesso), diviene il cemento di uso comune nell’edilizia. Nel cementificio i rifiuti, invece di essere bruciati direttamente nei forni, vengono mescolati ad altre materie prime e “cotti”; ma gli effetti sul piano dell’inquinamento ambientale vanno considerati attentamente, poiché il problema è dato dai “fumi di cottura” e dai procedimenti di macinazione dei materiali ovvero dalle emissioni e dalle polveri di detti processi industriali.

Tanto che fra gli elaborati progettuali c’è un ponderoso studio di oltre 100 pagine sulla “Dispersione degli Inquinanti in Atmosfera”, nel quale vengono indicati gli inquinanti oggetto dello studio d’impatto: monossido di carbonio (“CO”); ossidi di azoto (“NOx”); biossido di zolfo (“SO2”); polveri sottili (“PM10”); polveri sottili (“PM2,5”); metalli (antimonio “Sb”, arsenico “As”, cadmio “Cd”, cobalto “Co”, cromo “Cr”, manganese “Mn”, mercurio “Hg”, nichel “Ni”, piombo “Pb”, rame “Cu”, tallio “Tl” e vanadio “V”); acido cloridrico (“HCl”); acido fluoridrico (“HF”); ammoniaca (“NH3”); carbonio organico totale (“TOC come propano”); idrocarburi policiclici aromatici (benzo(a)pirene “C20H12”); diossine (“PCDD/F”).

Il tutto per dimostrare che: “l’utilizzo di rifiuti non pericolosi in sostituzione delle materie prime naturali non influisce quantitativamente e qualitativamente sui parametri emissivi. Si osserva, infatti, come il contenuto di inquinanti nei fumi emessi da cementerie che utilizzano rifiuti in sostituzione delle materie prime sia comparabile a quello delle cementerie dove l’attività R5 non viene svolta”. Affermazione, quest’ultima, tutt’altro che rassicurante.

La domanda che Amministrazione comunale, comitati, associazioni e cittadini dovrebbero porsi, con equilibrio, senza mettere la testa nella sabbia, né trincerarsi dietro presunte competenze, è se un altro impianto di trattamento di rifiuti– perché tale è il progetto della Italcementi – della capacità di 226.000 ton/anno di rifiuti è un carico ambientale sostenibile dal contesto esistente a Colleferro e nella valle del Sacco.

Discarica, cementificio, inceneritori con il cromo esavalente e/o altri quattro futuri impianti del nuovo Consorzio Minerva, tutti votati al trattamento dei rifiuti, non costituiscono un impatto sanitario insostenibile dal territorio? L’accertata contaminazione dei suoli e del Sacco (SIN) nonché la qualità dell’aria compromessa tanto che Colleferro, Anagni e Paliano sono censiti in Classe 1 (DGR 536/2016), non rischiano di aggravarsi ulteriormente in conseguenza dell’esercizio di tutti questi impianti industriali? In sede di aggiornamento del Nuovo Piano rifiuti regionale chiederemo un impegno politico volta a impedire il conferimento e l’utilizzo di rifiuti presso le due cementerie del Lazio e di investire in politiche di supporto alla raccolta differenziata.

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