Nel dibattito nato ad Artena sul futuro della Torre dell’acqua c’è un aspetto squisitamente politico che riordina le carte in tavola

Che fare della torre dell’acqua? Ancora oggi il dibattito è aperto anche nella maggioranza che governa la città. Dopo le prime dichiarazioni degli amministratori, secondo cui la torre dovrebbe essere abbattuta, dall’Acea Ato 2, gli orientamenti sono iniziati a cambiare. Nella maggioranza si ricorda infatti la presa di posizione dell’assessore all’Urbanistica Carlo Scaccia, che ha sostanzialmente chiesto di parlare della cosa nelle riunioni di maggioranza. Ora però salta fuori un elemento che cambia (o meglio riordina) i termini del discorso a livello politico e procedurale. Si tratta quasi di in colpo di scena, anche se non lo è propriamente, visto che è solo il frutto di amnesie.

Il colpo di scena politico

Durante le precedenti elezioni comunali, le liste che si sono confrontate lo hanno fatto su dei programmi scritti, depositati, stampati e distribuiti. Dei programmi elettorali (compreso quello della lista di Latini, che ha lanciato la proposta della riqualificazione) uno solo ha messo nero su bianco il futuro della Torre dell’acqua di Artena.

Non si trattava di un programma di una lista che oggi è all’opposizione ma proprio della lista di maggioranza, addirittura del programma dei primi 100 giorni di Artena Rinasce. Al punto 9 del programma dei primi 100 giorni dell’attuale Amministrazione c’è infatti: “Avvio procedura recupero architettonico Torre dell’acqua”.

Un colpo di scena che pone un problema politico ancor prima che estetico o procedurale. Questa cosa come cambia il dibattito, anche nel rapporto con gli elettori? Si arriverà a dire che i programmi sono davvero specchietti per le allodole con cui irretire ingenui elettori per poi fare tutt’altro? O si dirà, parafrasando Giolitti, che i programmi si applicano o si interpretano a seconda dei casi?

Comunque sia l’idea di abbattere ha sicuramente adepti in maggioranza ma c’è anche chi è propenso a valutare una riqualificazione. Visto come stanno le cose, la strada della politica attiva e del dibattito pubblico promosso dalla stessa maggioranza sembra essere la strada migliore. Anche perché sul tema si sono già espressi studiosi del calibro del prof. Mazzola.

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