La società sta tornando in possesso del terreno occupato e le criticità del depuratore del Colubro sono svanite

Sta camminando nell’ombra il progetto di realizzazione della centrale biometano del Colubro? Cosa è successo dopo la fine della conferenza dei servizi e perché qualcuno potrebbe pensare che il progetto potrebbe tornare d’attualità? È questo il caso in cui la risoluzione delle problematiche del territorio va di pari passo con la soluzione dei problemi posti dalla Regione alla biometano, nei confronti della quale i cittadini si sono schierati in massa?

La proposta progettuale non è stata mai ritirata e, passo dopo passo, stanno cadendo i motivi ostativi che la Regione aveva posto alla società proponente. Per chi non ricorda la situazione, la conferenza dei servizi indetta dalla Regione Lazio si era conclusa con una pronuncia che imponeva alla società di dimostrare il superamento di alcune problematiche. Il provvedimento si chiama “verifica d’ottemperanza” e impone di verificare 21 punti.

L’esclusione della VIS

Di questi 21 punti (qui l’elenco) alcuni sono venuti meno. L’anno scorso, pochi giorni dopo le elezioni, la Regione ha escluso la Valutazione di Impatto Sanitario dai punti da verificare. La VIS era una delle richieste portate avanti dai comitati nella lotta contro il progetto. Durante questi anni altri due problemi posti dalla Regione sono stati superati. Entrambi i punti riguardano il depuratore del Colubro.

Le problematiche sul depuratore del Colubro

La pronuncia regionale chiedeva infatti di verificare la possibilità di utilizzare un depuratore interno aggiuntivo qualora non fosse possibile usare quello comunale, che per anni è stato sequestrato. Proprio nei giorni scorsi la problematica legata al depuratore è stata superata. C’è di più: un altro problema era la situazione dell’inquinamento intorno allo stesso depuratore, infatti la Regione imponeva di acquisire gli atti della caratterizzazione dei terreni intorno all’impianto dell’Acea Ato 2.

Anche questo problema dell’inquinamento è stato risolto con una conferenza dei servizi che si è conclusa nel 2018. Come? Non negando che ci fossero degli inquinanti sugli strati superficiali del terreno ma cambiando il modello di analisi del rischio, applicando cioè il protocollo operativo che riguarda i Siti d’Interesse Nazionale.

Artena è infatti inserita (ma nemmeno la Asl sa il perché) nel Sito d’Interesse Nazionale “Valle del Sacco” insieme a Colleferro, Segni e a molti altri Comuni della valle. L’applicazione del protocollo in questione ha portato la Regione ad accettare la tesi per cui gli inquinanti rilevati intorno al depuratore fanno parte dei “valori di fondo naturali”. Quindi la conferenza dei servizi (di cui abbiamo spiegato qui i passaggi) si è conclusa affermando che i livelli di metalli rilevati intorno al depuratore sono normali e non rappresentano indici di inquinamento.

La viabilità e la situazione del terreno

Un ulteriore problema posto riguarda la viabilità “principale e di accesso al sito”. In questo caso c’è da capire se la soluzione di un annoso problema (quello del traffico lungo la via Ariana), possa essere anche d’aiuto nel risolvere i problemi prospettati alla società. E in questo caso la parziale soluzione potrebbe essere data dall’ipotizzata realizzazione della bretellina di collegamento tra la via di Cori (Lariano) e via del Macchione, progettando poi un ulteriore tratto stradale tra Macere e Valmontone, passando sul tracciato della vecchia ferrovia. Un’opera utile per far defluire il traffico che attanaglia l’ariana.

Ulteriore problematica è la caratterizzazione del sito su cui è pensata la biometano e la conformità delle opere lì realizzate agli strumenti urbanistici. È notizia di ieri che quel terreno è stato in parte sequestrato e in parte riconsegnato alla società proprietaria, che a questo punto è rientrata in possesso del sito dopo un’occupazione da parte di un pastore.

Cosa rimane da verificare?

Altri punti da verificare riguardano: l’ulteriore viabilità da concordare con il Comune; la verifica dell’esistenza di aree agricole di particolare pregio; la dimostrazione che l’impianto sia “a sostegno del settore agricolo”; la “necessità di attivare l’iter della variante urbanistica per le aree interessate dall’impianto di nuova realizzazione”. A questi se ne aggiungono altri che si possono leggere qui.

Alcuni di questi punti sembrano a una prima occhiata insormontabili a meno che non si cambi il progetto: è il caso ad esempio del sostegno al settore agricolo. Quanto alle coltivazioni di pregio, è vero che Artena è territorio dell’Oliva di Gaeta DOP e dell’Abbacchio Romano IGP ma ciò basterò? Quanto alla parte urbanistica, quel terreno è agricolo ma non sembra escluso che l’autorizzazione integrata ambientale dell’impianto possa valere anche da variante urbanistica.

La volontà politica conterà molto

Comunque vada, le volontà politiche del Comune, della Città Metropolitana e della Regione potrebbero essere dirimente. Il Comune si è già schierato per il no. La Città Metropolitana anche si è espressa contro questo tipo di impianti con un ordine del giorno che impegna il sindaco metropolitano. La Regione potrebbe risentire delle pressioni delle Amministrazioni di Velletri-Albano-Lariano e Colleferro che hanno altri progetti per smaltire i rifiuti organici. Ciò basterà o la biometano più grande della zona, che potrebbe servire 70 città come Artena, si sta avvicinando malgrado tutto? O per il sito si starebbe pensando a nuovi progetti? Chissà…

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