Biometano, a breve si torna in conferenza dei servizi per l’autorizzazione

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Per l’impianto privato ipotizzato al Colubro di Artena la Regione ha convocato la terza conferenza dei servizi, stavolta per l’AIA

biometano colubro artena

Pronti? Il 14 settembre si torna a parlare di Biometano del Colubro di Artena. La Regione Lazio ha convocato la terza conferenza dei servizi. Lo ha fatto il 12 agosto scorso, notificando la convocazione anche al Comune, alla Città Metropolitana e al Ministero della Cultura. Stavolta si tratta della conferenza per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, cioè l’atto che può dare il via libera allo stabilimento.

L’impianto proposto da una società privata, come avevamo più volte scritto, non è mai stato accantonato. Passo dopo passo si sono risolti, uno alla volta, gli ostacoli tecnici che erano sul cammino dell’impianto, come ad esempio le osservazioni sul depuratore del Colubro.

La Valutazione di Impatto Sanitario che era stata ottenuta dai comitati è stata cassata, perché non è stata ritenuta attinente a quel tipo di impianti. Alle osservazioni presentate dall’Arpa Lazio la società ha presentato delle controdeduzioni, che andranno valutate nella conferenza. Inoltre, con l’ok della Città Metropolitana alla concessione, è arrivato anche il pozzo necessario al ciclo di lavorazione dei rifiuti.

Il 14 settembre alle 10.30 inizierà dunque quella che potrebbe essere l’ultima conferenza dei servizi per l’impianto che vorrebbe trattare decine di migliaia di tonnellate di frazione organica di rifiuti solidi urbani ogni anno. Nella convocazione della conferenza si dà anche atto che il Comune ha revocato il proprio parere tecnico positivo, rendendolo negativo.

Ma la proposta del privato procede sulla sua strada, nonostante le opposizioni degli enti locali, tra quella ambigua della Città Metropolitana di Roma. A parte dei “no” formali, purtroppo, gli enti locali non sono riusciti ad esprimere visioni progettuali alternative per quell’area, né sono stati capaci di prendere iniziative concrete in grado di contrastare il lento avanzare del progetto.

Cosa rimane da fare ai cittadini della zona che non vogliono un impianto del genere? Sperare che il parere negativo del comune regga? O che il privato non riesca a dimostrare che l’impianto sia a sostegno del settore agricolo come era contenuto nelle prescrizioni? Oltre a ciò la conferenza dei servizi dovrà acquisire e valutare: il parere definitivo della Asl Roma 5, il parere paesaggistico e il parere dell’Arpa in merito alla qualità dell’aria.

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