Il progetto di legge che prende il nome del suo estensore, il deputato Alessandro Zan, secondo chi lo propone vorrebbe ergersi a paladino contro tutti coloro che negano o combattono gli omosessuali, cioè chi è per l’omotransfobia: da combattente la discriminazione la legge diventa discriminatoria e liberticida. In Italia, per fortuna, a difesa di tutti i cittadini – in quanto uguali agli altri, ci mancherebbe altro – già esistono i codici civile e penale che condannano le discriminazioni e la norma dell’art.3 della Carta Costituzionale in difesa delle diversità. Del resto nel nostro Paese aggressioni verbali e/o fisiche per omotransfobia fortunatamente si mantengono a livelli assolutamente bassi rispetto ad altri Paesi europei. E allora perché tanta “solerzia” nel proporre il novello progetto di legge Zan? Perché ai novelli progressisti è molto cara questa legge ideologica con forti dubbi di costituzionalità (leggi qui l’articolo)?

Perché con questa legge, che uccide in realtà la libertà, a mio parere si vuole legittimare una nuova società in cui la famiglia non sarà più costituita e fondata su un rapporto naturale fra una donna e un uomo (qui l’articolo de ilsussidiario.net). Con la citata legge Zan – se venisse approvata – avrebbero diritto acquisito a rivendicare questa forma di società “nuova” tutte le associazioni lgbt e non le altre associazioni che difendono la “vecchia” società, che potrebbero essere così accusate e condannate per “omofobia”, così come spiega il Centro Studi Livatino. Il risultato di questa legge liberticida? E’ quello di perseguire le opinioni e quindi uccidere la libertà. E’, insomma – come per altri tentativi da parte della sinistra progressista – il tentativo fondato di affermare la tirannia delle minoranze.

Si vuole – attraverso leggi, modelli di vita, mass-media, ecc. – zittire chi si oppone alla deriva “progressista” e indirizzarlo verso il loro “pensiero unico”. Vadano quindi a farsi “benedire” i costumi sociali, le tradizioni, le culture ereditarie, i sentimenti religiosi, financo i dati biologici. E di esempi, purtroppo, ne abbiamo visti e ne stiamo vedendo tanti in questi ultimi tempi. Del resto in questo ultimo cinquantennio il liberismo si è trasformato pericolosamente in un libertarismo spasmodico: ognuno può fare e dire tutto ciò che vuole senza rispettare gli altri. È forse una novità che su internet appaia una app che segnali con colore rosso presunti omofobi o semplici contestatori anti LGBT tra cui addirittura il Papa e deputate femministe? Una minoranza che scheda chi è favorevole alla “vecchia” famiglia. In altri termini, è un marchio di infamia per coloro che combattono per l’istituto della famiglia tradizionale?

E’ una battaglia che da anni una certa comunità sta combattendo per annullare la morale cattolica (in vero sempre più tiepida) e il buonsenso comune in nome di un libertarismo sempre più spinto e sempre più senza limiti. Credo che i fautori della “tirannia delle minoranze” non condividono il fatto che nel nostro Paese sia già giustamente vietato con le leggi vigenti e con la Carta Costituzionale la discriminazione, ma voler parificare dal punto di vista penale quella sessuale a quella razziale, istituendo addirittura la figura di nuovi reati, è uno schiaffo alla libertà di opinione. Si vuole forse tornare agli anni trenta, quando per identificare e discriminare gli ebrei si cuciva sui loro abiti la stella gialla? Si passerebbe da una “lotta” alla discriminazione alla stessa “discriminazione”.

Il bavaglio, e in questo caso, il totalitarismo delle minoranze arcobaleno – di opinioni e di idee – ci impedirà di essere liberi, di “difendere il diritto naturale”, di esprimere il nostro pensiero e la nostra volontà in materia di famiglia tradizionale, di educare e professare i nostri principi religiosi e sessuali (senza alcuna offesa verso gli “altri”): la legge Zan è una legge liberticida e rischia di allargare il concetto di odio. Il rispetto verso gli altri è un principio sacrosanto, ineccepibile e incontestabile come è incontestabile il rifiuto e la condanna della violenza ma non deve diventare un principio di tirannia moderna delle minoranze, perché altrettanto irrinunciabile è il rispetto della libertà, del pensiero e delle opinioni di ciascuno di noi.

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