Oggi è il primo giorno dopo il solstizio d’estate di ieri sera. Il primo giorno d’estate dopo l’emergenza coronavirus. Dopo mesi di stasi, hanno riaperto ristoranti, estetisti, parrucchieri, bar e tutti i negozi, tranne le sale slot nel Lazio. Si può andare a correre, si può andare al parco divertimenti di Valmontone, si può fare cene in famiglia e con gli amici. È il momento di ripresa delle attività per tutti e a tutti i livelli.

È ora che riaprano a pieno regime certi Comuni, che i Tribunali ricomincino con l’attività ordinaria, che si sappia quando riprenderanno fior di concorsi sospesi, che la politica e certe sacche della pubblica amministrazione si diano una mossa per evitare di essere la zavorra dell’Italia. È ora di riattappare le buche e di far partire gli appalti che da troppo tempo sono fermi anche a livello locale. È ora che la dirigenza pubblica faccia fare ad ogni dipendente una relazione sul lavoro svolto in smart working per poi rendere pubbliche le statistiche e per individuare inefficienze ed eccellenze.

E se proprio si vuole fare dello smart working un forma di lavoro predominante, allora è ora di riformare i contratti di lavoro dipendente (privato e pubblico) che, ricordiamolo, sono fondati sullo scambio tra lo stipendio percepito e il tempo alle dipendenze del datore di lavoro per svolgere le mansioni contrattualizzate nel luogo di lavoro.

Ma per fare tutto ciò deve ripartire la classe politica che, a tutti i livelli, presenta sacche di assopimento. Ad esempio ci sono fondi regionali (sul Terzo Settore, tanto per dirne una) bloccati da mesi. Oppure ci sono lavori pubblici appaltati che non si sa perché non partono (vedi la provinciale Ariana).

Ci sono Comuni in cui da tempo non si sa che fine hanno fatto le proposte di rivedere il piano regolatore e dove prendono piede iniziative in contrasto con i programmi elettorali delle liste vincenti. Dove ci sono interventi che dovevano essere partiti mesi fa (o addirittura già realizzati) di cui non si ha ancora notizia dell’avvio. Dove ci sono fatture scadute da mesi che attendono di essere pagate.

Soprattutto la politica, dove ha disatteso le promesse e le aspettative, deve darsi una svegliata dando la percezione di presenza e impegno. Forse c’è chi non si è accorto che la crisi post-covid è già iniziata e che non è più l’ora degli spot ma delle iniziative concrete.

Iniziative che passano anche dal rifacimento tempestivo delle strade, dalla programmazione razionale delle attività produttive senza inguaiare il territorio, da un coerente sviluppo urbanistico, da servizi efficienti, dalla capacità di intercettare ogni tipo di risorsa anche tramite il Terzo Settore, dalla bravura nello spendere le risorse ottenute realizzando i progetti proposti, dal pagamento cronologico e tempestivo dei fornitori e dalla velocizzazione delle pratiche burocratiche.

Non è più il momento del finanziamento delle società decotte perché il problema tra un po’ sarà che i settori produttivi potrebbero non aver più soldi per pagare le tasse. E quindi bisognerà sostenere i Comuni che dovranno saper spendere bene e subito le risorse per far girare l’economia. E non è nemmeno il momento delle sanzioni, o dell’indebitamento per opere di cui si può fare a meno mentre i luoghi pubblici cadono a pezzi, o delle pratiche burocratiche che devono essere spinte in tutti i modi perché si incagliano in sacche di inefficienza in cui si imbattono nel loro percorso.

Non ci si crogioli sotto il posto al sole dello stipendio fisso, della garanzia pubblica o della cassa integrazione: se non riparte l’economia anche lì arriverà l’ombra. L’inizio dell’estate è anche l’inizio di una strada che diventerà più ripida in autunno, in cui o si fa di tutto per aiutarci a risalire la china insieme o chi fa da zavorra rischia di fare le spese della rabbia di una folla in preda alla crisi.

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