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In vent’anni di giornalismo non avevo mai assistito a qualcosa di simile a quello che sta accadendo ad Artena

Da vent’anni mi occupo di cronaca politico-amministrativa in Comuni grandi e piccoli. Ma in vent’anni di giornalismo non avevo mai assistito a qualcosa di simile a quello che sta accadendo ad Artena. I politici artenesi, si sa, sono sempre stati sanguigni e, nei consigli comunali, si sono sempre distinti più per sostanza che per forma. Le regole a volte sembrano per loro più un optional che dei precetti da seguire, perché loro mirano alla sostanza delle cose.

A volte questo è un bene, perché non si sfocia nelle paludi del formalismo burocratese. Da qualche anno invece, nei casi più critici e rilevanti, sta emergendo una nuova tendenza perché è nata la consapevolezza che gli atti amministrativi sono validi finché un giudice non li dichiara illegittimi. La tendenza è quella di forzare oltremodo l’interpretazione delle regole per piegarle ai propri obiettivi.

Quando ho provato a raccontare a qualcuno del settore che un vice sindaco esterno ha votato in Consiglio sulla base di un parere legale di cui il Consiglio stesso nemmeno ha preso atto, la totalità degli interlocutori è rimasta a bocca aperta. Anche perché c’è un chiaro parere del Ministero e uno altrettanto chiaro del Consiglio di Stato che lo escludono. Gli stessi interlocutori sono poi saltati sulla sedia quando ho aggiunto che una delibera rilevante come quella del rendiconto è stata approvata con un numero di presenti inferiore a quello previsto per la validità della seduta. Tutto ciò in altri Comuni non avrebbe nemmeno sfiorato le fantasie più recondite degli amministratori. Perché?

Perché le regole comuni di funzionamento delle assemblee rappresentative sono patrimonio indisponibile della democrazia. Sono infatti quelle regole, dal Parlamento ai Consigli comunali, che proceduralizzano il diritto di decidere attribuito a chi esercita il potere. Lo vincolano al rispetto di comportamenti, lo limitano e lo democratizzano, con l’obiettivo di dividere l’interesse pubblico da quello personale, nel quale rientra anche la cieca permanenza nel ruolo. In definitiva quelle regole e quelle procedure sono esse stesse l’essenza della democrazia. Altrimenti saremmo in una monarchia assoluta.

Ad Artena invece per la seconda volta in pochi anni le regole vengono forzate da chi esercita il potere per evitare di perdere la propria posizione. Qualche tempo fa ci sono stati i casi dell’esclusione di Sara Centofanti e della convocazione del Consiglio per la sfiducia. È il caso adesso dell’approvazione del rendiconto con una delibera presa con un numero di 7 consiglieri più il voto dubbio del vice sindaco esterno, con un numero legale che sarebbe dovuto essere di nove Consiglieri.

Tutte queste vicende purtroppo alla gente comune interessano ben poco. Così come interessa poco della mancata costituzione del Comune di Artena nel processo Feudo. In quest’ultimo caso la Prefettura non è intervenuta, non rispettando il precedente che aveva instaurato a Velletri circa quindici anni fa, costituendo il Comune d’ufficio. Come ebbi a scrivere per il “caso Centofanti”, queste vicende per il popolo sono come “La Corazzata Potemkin” per Fantozzi. Per questo la massa fa fatica a mobilitarsi per queste cose. Però, allo stesso tempo, c’è chi si dovrebbe interessare per lavoro a tutto ciò. Come nella famosa storia del giudice di Berlino che tutelò il mugnaio di Potsdam dagli abusi dell’imperatore Federico II.

Oggi per il Comune di Artena è scaduto il termine per l’approvazione del Bilancio Preventivo: un atto fondamentale dell’amministrazione che doveva essere deliberato entro il 31 luglio 2021. La Prefettura aveva diffidato il Consiglio a farlo entro il 6 settembre. E una pari diffida era stata inoltrata per il rendiconto. Oggi ci troviamo con un rendiconto votato in un modo più unico che raro e senza un preventivo firmato dagli uffici. Ma c’è un Prefetto a Roma… no? Oppure dovremo assistere all’ennesima battaglia legale che inevitabilmente, alla fine, farà spendere soldi al Comune in avvocati e non solo?

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