Biometano: se il Comune fa sul serio, tiri fuori il… “bazooka”

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A volte nelle partite di calcio l’avversario attacca in modo così asfissiante che prima o poi si rischia di prendere gol. Capita quando si è impostato male il gioco, ci si limita a difendersi o non si ha la forza di ricostruire la propria offensiva. In quei casi anche grandi difensori come Scirea, Baresi e Maldini non disdegnavano di spazzare via la palla, calciandola in tribuna.

Con la biometano del Colubro la situazione non è molto diversa. La città continua a difendersi dicendo il suo “no” al progetto ma lo fa continuando a giocare al gioco delle conferenze dei servizi. E il gioco è semplice: si propone il progetto e, secondo la legge, chi è contrario fa le osservazioni, che poi la società risolve e, alla fine, vince la maggioranza. A forza di fare osservazioni e di risolvere problemi, il rischio è che alla fine la biometano vinca la partita.

Bisogna allora trovare la forza di calciare il pallone altrove, contrattaccare o addirittura cambiare gioco. Come fare? Non sono un amministrativista né un urbanista ma butto nel gioco la mia provocazione. Se il Comune di Artena fa davvero sul serio, se cioè vede uno sviluppo diverso per quell’area, allora perché non passa all’azione? Invece di dire solo no, cambi l’impostazione e avvii le pratiche per trasformare quel terreno su cui la società vuole fare una biometano.

All’interesse pubblico, si risponda con l’interesse pubblico. L’Amministrazione non vuole la biometano? Utilizzi il provvedimento amministrativo per eccellenza: faccia un progetto, risponda con la dichiarazione di pubblica utilità, apponga un vincolo preordinato all’esproprio, calcoli l’indennità e, infine, faccia uno di quei provvedimenti che tanto si studiano in diritto amministrativo e che costituiscono la massima incarnazione dell’interesse pubblico. Il Comune provi dunque ad usare l’unico vero bazooka della pubblica amministrazione nei confronti dei privati: un bel decreto di esproprio.

Cosa ci vede la città in quell’area? Una zona vocata all’agricoltura? Ci faccia un parco agroalimentare attrezzato o un caseificio sociale. Ci vede una zona verde? Faccia un progetto per recuperare quel terreno e farci un’oasi collegata con il Monumento Naturale del Lago “La Torre” tramite la carrareccia che passa per il Bosco di Giulianello. Ci vede un luogo per servizi? Ci faccia la seconda isola ecologica, così ne avremo una verso Colleferro e l’altra verso Lariano, invece che due che gravitano entrambe sulla via Latina. Ci vede una possibile zona di sviluppo logistico (alla logistica non piacciono i rifiuti) collegata con la Cisterna-Valmontone (se mai si farà)? Allora inizi a preservare i terreni. Faccia gli atti e apponga il vincolo quinquennale.

Certo, bisognerà pagare ma, fintanto che la Regione non avrà deciso sull’autorizzazione integrata ambientale (prima della quale la società non ha diritti ma solo interessi legittimi), quel terreno è zona agricola, come certificato dallo stesso Comune. Bisognerà espropriarlo e indennizzare il proprietario. Il privato si opporrà? La società che vuole l’impianto sarà contrariata dall’interesse pubblico dichiarato dal Comune?

Magari potrebbero avere ragione ma se ne parlerà eventualmente in Tribunale nei vari gradi di giudizio e sappiamo quanto sono lunghi certi procedimenti. D’altra parte se ne sono fatti tanti, perdendoli, per delle cose di minore importanza, non vedo perché non si dovrebbe resistere in questo caso, prima ancora che la società possa vantare diritti. Insomma, invece di continuare a subire, è ora che anche il Comune inizi a usare le proprie armi: a che serve averle e lasciarle sotto chiave mentre si è sotto assedio?

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