Sul “pranzo da casa a scuola” quattro anni di sentenze non univoche

I bambini possono portare a mensa il “panino da casa”? Anche se non si tratta di panino poco cambia. Da oltre quattro anni in Italia si discute del diritto delle famiglie di far portare il pasto da casa ai bambini che frequentano il “tempo pieno”. Anche ad Artena, Lariano e Valmontone se ne è spesso discusso, trovando soluzioni e orientamenti diversi. Una questione che non è soltanto di diritto ma anche di buon senso e di sostenibilità economica.

Ora se ne torna a parlare perché il Consiglio di Stato con una sentenza si è pronunciato su un regolamento, approvato dal Comune di Benevento. Il regolamento in questione vietava alle famiglie di far portare il pasto da casa ed è stato ritenuto illegittimo per carenza di motivazione ed eccesso di potere. Tutto risolto dunque? Macchè…

La sentenza del Consiglio di Stato sul caso di Benevento

Come detto, sulla vicenda si è pronunciato il Consiglio di Stato, sezione V, con la sentenza n° 5156 del 03/09/2018. La decisione annulla le delibere del Comune di Benevento che vietavano ai bambini di portare a mensa il pasto da casa. La sentenza è riportata e spiegata a questo link. Ma attenzione, su cosa di basa l’annullamento? Parliamo di diritto amministrativo e dunque va ricordato che, pur affermando il Consiglio di Stato un principio giuridico di valore generale, la decisione ha effetti soltanto sugli atti impugnati e nelle condizioni descritte. Oltretutto va anche detto che l’atto è annullato perché carente su due fronti: la competenza del Comune a regolamentare ciò che attiene alla scuola e la motivazione alla base del regolamento.

La magistratura amministrativa ribadisce infatti che ciò che attiene l’autonomia scolastica non può essere regolamento dal Comune. Inoltre sottolinea che il divieto di portare pasti da casa (ritenuto un diritto) era sì motivato da questioni igienico-sanitarie ma le stesse non erano adeguatamente motivate. Infatti, nota il Consiglio di Stato, il regolamento non vietava ad esempio l’introduzione a scuola della merenda portata da casa. Dunque l’atto è stato annullato non solo per incompetenza ma anche per eccesso di potere da irragionevolezza. Dunque ciò che più emerge da questa pronuncia è che non è il Comune a poter decidere, quanto piuttosto l’istituto scolastico.

Altri casi di sentenze non univoche della magistratura ordinaria

In passato più volte si era già parlato della questione, ogni volta sull’onda di una decisione della magistratura. Le più note sono le due sentenze della Corte d’Appello di Torino e del Tribunale di Torino che sancivano il diritto delle famiglie di far portare a scuola il pasto da casa. Un’ordinanza del Tribunale di Torino ha chiuso quella vicenda piemontese nel 2016, ritenendo applicabile a tutti il “diritto al panino”.

Tuttavia non è l’ultima né l’unica. L’anno scorso un altro Tribunale ordinario, quello di Napoli, ha sentenziato in direzione completamente opposta. Supportato da adeguata motivazione, un istituto scolastico campano aveva infatti vietato l’introduzione di alimenti nella mensa. A supporto c’erano note della ASL e un parere dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato. Proprio in forza dell’ordinanza di Torino una famiglia ha fatto ricorso contro la decisione della scuola campana ma la giustizia ha respinto la richiesta. In quel caso il Tribunale Civile ha infatti ritenuto ben motivato il diniego ed ha ricordato ciò che i giuristi sanno da sempre. Cioè che in Italia le sentenze non sono vincolanti per future decisioni dei magistrati, a meno di pronunce della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite o della Corte Costituzionale.

Valmontone come Benevento. A Lariano e Artena già è ammesso il pasto da casa

La situazione nei nostri Comuni è variegata. A Lariano e Artena non ci sono regolamenti comunali che vietino di portare il pasto da casa. Già dallo scorso anno in entrambe le cittadine i rispettivi Consigli d’Istituto hanno analizzato la questione e, con ragionevolezza, hanno deciso di autorizzare, caso per caso, la pratica del pasto da casa.

A Valmontone la situazione è diversa. Il “pranzo da casa” è infatti vietato da un apposito regolamento comunale per questioni di igiene e di responsabilità. Il Comune si trova quindi, almeno in via teorica, nella stessa condizione del Comune di Benevento. La sentenza del Consiglio di Stato dovrà quindi essere oggetto di un’ulteriore riflessione da parte degli amministratori valmontonesi. Fermo restando che in assenza di un qualche ricorso (e di una sentenza) il regolamento valmontonese rimane valido ed efficace.



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