Tarassaco, mentuccia, cicoria, forasacco e altre essenze stanno crescendo tra i sampietrini delle strade del centro storico di Artena

Se chiedi agli artenesi doc qual è il centro storico più bello del mondo, la risposta è quasi sempre la stessa: quello di Artena. Nel tempo si è parlato di “centro storico più bello del mondo”, “secondo centro storico non carrabile più grande d’Europa”, “centro storico non carrozzabile” e infine di “centro storico non carrabile più grande d’Europa”. Lo si è scritto anche sui cartelli di benvenuto, invogliando il turista a fare due passi nel paese vecchio. Un’ulteriore particolarità si potrebbe aggiungere alla sua narrazione.

Il borgo di Artena è forse uno dei pochissimi centri storici d’Italia in cui crescono erbe di campo. Concimate dai bisogni non raccolti di cani e gatti, tra i sampietrini delle strade crescono le più comuni essenze vegetali. Si può trovare il tarassaco con i suoi fiori gialli, e tra un po’ con i soffioni, le cui radici, in infusione o decozione, hanno proprietà diuretiche e digestive ma anche qualche controindicazione. Il tarassaco ora cresce in via del Pavone, dove prima cresceva l’erba porcellana, anche detta “portulaca” o porcacchia, anch’essa utilizzabile in insalata, considerata infestante negli orti.

Oppure lungo via Cavour si può incontrare la mentuccia, anche detta nepitella. Una pianta che nella zona di Velletri e Lariano viene usata insieme all’aglio e all’olio per condire i carciofi alla matticella, cotti cioè sui carboni ardenti dei tralci d’uva. Tipico dei campi e dei bordi delle strade, che non poteva mancare tra i ciottoli dissestati, è l’orzo selvatico, il cosiddetto forasacco, le cui spighette sono spesso tirate per gioco sui vestiti per vedere se vi si aggrappa con le barbe. Se ne può trovare in abbondanza purché si sia disposti ad immergersi nelle vie più “veraci” del paese.

Nella rassegna non manca qualche pianta appena spuntata di cicoria e altre piante meno note. Tra le altre erbe spontanee fa da imperatrice la parietaria. Non tutti lo sanno ma la parietaria officinalis, detta anche muraiola, vetriola o (ad Artena) matrecara, si può mangiare come insalata. È ricca di minerali, di tannini, di flavonoidi (come il kempferolo) e quercetine, mucillagini, agenti aromatici e di sostanza urticanti, come il raro acido caffeoylmalico. Ha la proprietà di lenire la tosse ma è anche un’erba che è fonte di disperazione degli allergici che, abitandovi in mezzo, stanno vivendo il periodo più brutto dell’anno.

Da borgo più bello a città green?

Niente di questo si può però trovare nella parte alta del “paese”, su via Maggiore. La strada è stata rifatta integralmente negli anni dalle Amministrazioni che si sono succedute ed è attualmente la zona “bene” del paese. Per trovare tarassaco, orzo, mentuccia, parietaria e altro ci si può inoltrare su via Cavour o nei vicoletti di via Vittorio Emanuele, di via del Pavone, via Principe Amedeo e zone limitrofe. D’altra parte, è come se si vuole cercare una buona pizza fritta a Napoli: non si va al Vomero ma nei vicoli di via dei Tribunali.

Tutto sommato, ci si può retoricamente chiedere perché prevedere il taglio delle erbe e la pulizia delle strade negli appalti per la raccolta dei rifiuti. Oppure: perché provare ad entrare nel Club dei Borghi più belli d’Italia se si può entrare a far parte del più esclusivo club delle città fantasma del Lazio, aggiungendo anche il titolo di “borgo green” al centro storico di Artena? Costerebbe di meno e sarebbe anche più di moda.

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