TARI: senza l’intervento dello Stato, rischio “domino” dalle “detassazioni” sulle attività

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In questi giorni la politica locale sta proponendo o valutando di cancellare o rinviare il pagamento della Tari per le attività sospese dall’emergenza covid-19

Ieri la Fipe aveva lanciato l’allarme sul rischio che gli esercizi pubblici potranno pagare la tassa sui “rifiuti virtuali”. Si tratta cioè del pagamento della Tari da parte di quelle attività che in questo periodo sono state chiuse. Fino ad oggi infatti i Comuni hanno rinviato o sospeso le rate di Tari e Imu e non le hanno annullate. Quindi arriverà il momento in cui bisognerà pagarle. Su questo negli ultimi giorni c’è qualche proposta a livello di politica locale.

Ad Artena si sta pensando a una “detassazione”

Qualche settimana fa il Consiglio comunale di Artena si è riunito per discutere alcuni atti di bilancio necessari ad utilizzare i fondi della Protezione Civile. In quell’occasione maggioranza e opposizione si sono confrontate anche sulle agevolazioni per la ripresa dopo l’emergenza. Dall’opposizione la Consigliera Silvia Carocci ha chiesto di valutare alcune misure e dall’Amministrazione il Sindaco Angelini ha fatto sapere di aver dato mandato agli uffici di preparare una delibera per venire in contro alle attività economiche che hanno dovuto sospendere l’attività.

Ad Artena si tratterebbe di una sorta di “detassazione” che riguarderebbe soprattutto la Tari. La cosa non è stata ancora approntata ed è allo studio. Non è chiaro se si si tratterà di annullare una parte della Tari alle attività sospese dallo Stato e dalla Regione oppure se l’intervento consisterà in una diluizione delle rate.

A Valmontone si valuta un “annullamento di tre mesi di Tari”

A Valmontone le cose stanno andando similmente, dopo un inizio roboante. La prima proposta di confronto arrivata dalle opposizioni era stata bollata come strumentale dal Sindaco. Le opposizioni in quell’occasione hanno risposto con un documento in cui si arrivava a proporre di mettere a garanzia i beni patrimoniali del Comune in favore delle imprese che avessero voluto chiedere dei prestiti in banca convenzionate. Più recentemente, durante il Consiglio comunale tenuto in videoconferenza, si è parlato di valutare la possibilità di “annullare il pagamento di tre mesi di Tari alle Partite Iva e ai commercianti valmontonesi”.

Il rischio “effetto domino” e la necessità di discutere su altri “tavoli”

Sia che si tratti di una diluizione delle rate, sia che invece le Amministrazioni intendano cancellare i pagamenti, le ricette espongono a un effetto domino. Già prima della crisi i Comuni riuscivano ad incassare meno del 78% delle cartelle emesse, anticipando i soldi per il pagamento delle ditte che svolgono la raccolta dei rifiuti. In alcuni casi i Comuni hanno temporaneamente “fatto cassa” con i contributi arrivati, attendendo le risorse della prima rata della Tari di quest’anno.

Oggi una ulteriore riduzione degli incassi (sia per decisione dei Comuni sia per decisione di chi deve pagare) vorrebbe dire ridurre ulteriormente la liquidità dei Comuni. Ciò comporterebbe ulteriori ritardi nel pagamento dei fornitori dei Comuni stessi, innescando un “effetto domino” che si abbatterebbe di nuovo sull’economia locale e sulle famiglie. Detassare o allungare le rate potrebbe essere un boomerang se non si troverà una soluzione politica più alta.

Pare dunque più opportuno, per tutta la politica locale, spingere per spostare la discussione su tavoli più alti. Applicando il principio di responsabilità, trovare una soluzione sostenibile dovrebbe spettare a chi ha emesso i provvedimenti restrittivi. Non è quindi un caso che Fipe abbia scritto direttamente allo Stato per chiedere la cancellazione della Tari e la moratoria degli affitti. Come andranno a finire le cose dipenderà quindi sempre dalla politica ma, in particolare, dalla capacità di portare questo problema in Parlamento e in Consiglio regionale e non sui tavoli degli uffici finanziari degli Enti Locali. Che già sono occupati da fatture scadute da saldare.

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