Narda: “Mai pensato di non procedere al revamping”. E Artena è ancora “pietra dello scandalo”.

Dopo il comunicato unitario dei sindacati di ieri, è l’amministratore unico di Lazio Ambiente, Gregorio Narda, ad intervenire. Lo fa con una lunga e dettagliata nota in cui precisa e smentisce quanto affermato dai sindacati ieri. Tra le altre cose Narda afferma che “non ha mai pensato né tantomeno dichiarato di non poter o di non voler dare seguito al rinnovamento (revamping) degli impianti di termovalorizzazione”. Idem per quanto riguarda la possibilità di procedere alla liquidazione della società.

Dal comunicato, tra l’altro, emerge come ancora una volta è il cantiere di Artena ad essere uno dei “campi di battaglia” tra azienda e lavoratori. Il cantiere di Artena è infatti stato affidato, sotto la forma dell’esecuzione anticipata d’urgenza, a L’Igiene Urbana srl ed alcuni lavoratori di cantiere hanno scelto di non transitare alle dipendenze della società vincitrice della gara, che non avrebbe ancora firmato il contratto di servizio.


Il comunicato dell’amministratore unico di Lazio Ambiente

Di seguito riportiamo quindi la nota di Narda:

Per certi aspetti, è per me increscioso doverlo fare, ma per amore di verità, per rispetto di tutte le parti in causa compresi, ovviamente, i rappresentanti dei lavoratori ed anche per offrire un contributo sincero al confronto, mi corre l’obbligo di smentire alcune delle affermazioni contenute nel comunicato stampa a firma dei rappresentanti territoriali di Fp Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti e Fiadel, Fabrizio Samorè, Marino Masucci, Stefano Bertinelli e Remo Cioce, relativo alla difficile situazione della nostra società e diffuso nella giornata di ieri dalla Stampa locale.

Nell’incontro sindacale di lunedì 27 novembre u.s. (appositamente convocato dalla Società per sollecitare una soluzione al mancato completamento del trasferimento alla nuova società cessionaria del servizio di Artena del personale già impegnato presso quel cantiere) la posizione, le opinioni e gli orientamenti espressi dallo scrivente Amministratore Unico e dalla dirigenza della Società sono stati diversi da quanto si comprende dalla lettura del comunicato sindacale. Al fine, perciò, di dissipare ogni incomprensione che, sicuramente in buona fede, si è ingenerata, è utile chiarire pubblicamente alcuni termini delle questioni.

Nella riunione in parola, o in altra occasione, l’Amministratore Unico di Lazio Ambiente Spa pur non nascondendo, ovviamente, come sempre, la grave situazione economica e finanziaria della società, che, come tutti sanno, viene da molto lontano e che si è aggravata nell’ultimo anno a causa della sostanziale inattività di due dei suoi tre asset, ossia la discarica di Colle Fagiolara e gli impianti di termovalorizzatore di Colle Sughero non ha mai sostenuto di voler rinunciare a perseguire ogni ulteriore azione per tentare di garantire la continuità aziendale, né ha paventato l’opportunità di dover prendere in seria considerazione l’ipotesi di informare gli organi di giurisdizione contabile.



L’Amministratore Unico di Lazio Ambiente non ha mai pensato né tantomeno dichiarato di non poter o di non voler dare seguito al rinnovamento (revamping) degli impianti di termovalorizzazione. Semmai ha lamentato gli ostacoli che altri (pur se mossi da legittime opinioni) hanno cercato di frapporre. Prova ne sia che i lavori stanno proseguendo e che la Società non ha esitato a ricorrere alla Giustizia Amministrativa (ottenendo ripetuti pronunciamenti favorevoli) per richiedere la rimozione di detti ostacoli.

L’Amministratore Unico di Lazio Ambiente non ha mai dichiarato di essere intenzionato a procedere alla liquidazione della Società. Nel corso della riunione di lunedì 27 novembre u.s., come in numerose altre occasioni, ha sostenuto che per evitare la liquidazione di Lazio Ambiente e procedere come si sta tendando caparbiamente di fare alla realizzazione degli orientamenti strategici della proprietà, la Regione Lazio (che prevedono, come è noto, il superamento dellattuale assetto societario), erano e sono necessari gli sforzi convinti di tutti: del management, dei lavoratori e dei loro rappresentanti, dei Comuni (che devono nellimmediato onorare i propri debiti per i servizi ricevuti) e della stessa Regione Lazio.

Nessuna distanza si registra oggi, né si è mai registrata, tra gli orientamenti della Regione Lazio e l’operato dell’Amministrazione di Lazio Ambiente: siamo impegnati quotidianamente, pur tra le enormi difficoltà gestionali che mai abbiamo sottaciuto (dai ritardi nella corresponsione delle retribuzioni agli impedimenti ad onorare le obbligazioni con i fornitori), a realizzare precisamente quanto l’Ente proprietario ha definito con le Linee strategiche in materia di riordino delle aziende partecipate.
Daltronde va dato doverosamente atto che se fino ad oggi la continuità aziendale è stata garantita, molto se non tutto si deve proprio al convinto e continuo sostegno della Regione Lazio ed alla quotidiana fattiva collaborazione che essa offre alla sua partecipata Lazio Ambiente.

Se, ovviamente, sono del tutto comprensibili (e condivisibili) le angosciose preoccupazioni delle lavoratrici e dei lavoratori della nostra azienda, circa il loro futuro occupazione, ed altrettanto condivisibile e meritoria è l’opera di rappresentanza dei loro interessi da parte delle organizzazioni sindacali, non possiamo non sottolineare come le semplificazioni (e i pregiudizi, laddove se ne dovessero manifestare) non aiutano alla risoluzione dei problemi.



Non c’è nessuna relazione diretta, ad esempio, tra lo stato dell’arte del revamping degli impianti di termovalorizzazione e l’assetto occupazione degli addetti ai servizi di igiene ambientale. In questa fase storica della Società, come è noto, si riscontra una eccedenza temporanea di una parte significativa del personale addetto agli impianti di termovalorizzazione a causa del fermo di questi. Ma, come è altrettanto noto, si registra anche una eccedenza strutturale tra il personale amministrativo e tra quello operativo dei servizi (soprattutto ausiliari) per cause ben conosciute: il mancato trasferimento del personale indiretto e di rete alle diverse società che sono subentrate a Consorzio Gaia, prima, e a Lazio Ambiente, poi, nella gestione dei servizi di tanti Comuni: Artena è solo lultimo più eloquente caso; il carattere inclusivo delle politiche del personale di entrambe le società, che hanno sempre ricollocato nelle attività ausiliari (guardiania, ad esempio) le unità lavorative che diventavano inidonee alla mansione originaria; da ultimo, la chiusura della discarica di Colle Fagiolara.

Di questa situazione, oltremodo gravosa, negli ultimi due anni, l’Amministrazione di Lazio Ambiente (con il sostegno della Regione Lazio) si è occupata sempre con grande equilibrio e senso di responsabilità. Come è noto sono stati adottati alcuni provvedimenti di ammortizzazione sociale, non sufficienti comunque a risolvere il problema.

Chi scrive, dunque, ritiene che sia necessaria un’autentica, ritrovata collaborazione tra tutte le parti sociali ed istituzionali, ed auspicabile anche una unitaria rappresentanza delle istanze sindacali di tutto il personale della Società. Ed è solo per questo nel tentativo di offrire un contributo in questa direzione che ha inteso rendere pubblico il proprio pensiero ed alcuni doverosi chiarimenti.

Gregorio Narda
Amministratore Unico

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