Basta violenze contro i professori

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L’anno scolastico 2017-2018 è terminato e per qualche mese, si spera, non si leggeranno più articoli su giornali e non si udiranno notizie sui Tg che avranno come oggetto le violenze contro i professori. Ben 35 insegnanti durante quest’anno scolastico sono stati aggrediti o hanno subito violenze non solo dai loro stessi alunni, ma anche – e questo è di una gravità inaudita – dai genitori di costoro. Le aule si sono trasformate in ring con al centro lo studente o il genitore contro il professore e la campanella che dovrebbe suonare il momento della ricreazione somiglia molto più al suono del gong di fine ripresa.

Avete avuto notizia di sindacati che abbiano organizzati una piccola assemblea, che si siano mobilitati nelle piazze o che abbiano proclamato giorni di sciopero? Silenzio assordante! Altresì, abbiamo avuto notizia che un sindacato della scuola, precisamente il Cub, assicurerà l’assistenza legale a quell’insegnante di Torino licenziata in tronco perché durante un corteo aveva inveito contro i poliziotti augurando loro la morte. Mi chiedo come possa un sindacato tutelare un’insegnante indagata per atti violenti e pretendere che possa continuare a educare i ragazzi. La risposta è ovvia: per decine di anni questi gloriosi sindacati hanno operato affinché si eliminasse la disciplina, la severità e la selezione con un voto buonista, il 6…politico.

Per anni e anni hanno svilito il ruolo dei docenti, che si sono sentiti assoggettati, loro malgrado, ad una perversa mentalità buonista – che ormai domina in ogni settore della nostra vita – che ha avuto come effetto dominante il rovesciamento dei ruoli, che peraltro devono essere ben definiti, tra insegnanti e studenti. Un ruolo che prevede, lo si voglia o no, che i primi siano coloro che giudicano, che sanzionano, che puniscono – con voti negativi e/o sospensioni – gli studenti sfaticati, svogliati, indisciplinati o violenti. E non viceversa! Come può un Paese che si rispetti permettere che tutto ciò accada all’insegna del silenzio e del…favoreggiamento?

I docenti, ormai, si sentono impotenti e non protetti davanti all’arroganza e alla violenza di certi studenti. Un Paese che fa passare questo è anche un Paese in cui i genitori hanno abdicato al proprio ruolo, quello di insegnare ai propri figli il senso del dovere, il rispetto delle regole – che in un Paese civile è alla base del convivere – dell’autorità e del rispetto degli altri. E la violenza è la vera emergenza del nostro Paese in cui “si passa alle vie brevi per ristabilire una giustizia fai-da-te” e/o per bullismo. Altrimenti arriverà il giorno in cui gli insegnanti entreranno in classe con giubbetto antiproiettile e casco in testa e che i colloqui dei genitori con i docenti si dovranno tenere dietro un vetro di protezione, come succede in alcune carceri.



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