I Comuni le cui amministrazioni si scioglieranno entro il 24 febbraio andranno al voto in primavera o tutt’al più a fine estate. È una scadenza su cui riflettere a fondo ad Artena, dove da mesi si stenta anche a fare l’ordinario. Dai fatti di ottobre la questione non è più “mamma gli arresti” né se e quanto durerà l’eventuale processo. Ora, come prima, la questione è tutta politica.

In tre mesi ci si sarebbe aspettati un’accelerazione doppia da parte di ciò che è rimasto dell’amministrazione di Artena. Se non altro per parare, con l’attivismo, il colpo subito. E invece siamo ancora messi come ai primi di novembre, forse peggio. Da quanto ci consta, il Comune di Artena non è riuscito a fare un solo accordo con le amministrazioni vicine sui responsabili dei servizi. La Polizia locale è ai minimi termini e, da Colleferro, un comandante che era disponibile è andato a Carpineto Romano. Per quanto riguarda l’ufficio finanziario si naviga ancora a vista.

Quanto ai lavori pubblici, non ne è partito uno tra i tanti appaltati con i milioni di euro che la Giunta Angelini ha intercettato. Né si ha notizia della progettazione degli altri lavori pubblici finanziati dallo Stato, come non si ha notizia di tante altre cose. Nel sociale il Comune sta per perdere anche quel ruolo di capofila del Piano di Zona a cui aspirava e ci si chiede che fine abbiano fatto i progetti che sono stati “cavallo di battaglia” della campagna elettorale.

Le spiegazioni di questa stasi possono essere diverse: o la situazione lasciata è così compromessa che nemmeno chi è rimasto riesce a far nulla; o che tutto si reggeva solo su chi oggi manca e che non è certo che un domani potrà avere comunque una funzione agevolativa. Dopo tre mesi di prova, che fare? Continuare in una stasi avvilente, in cui anche il lavoro appaltato non parte? Si può rimanere così, senza riuscire nemmeno a rilevare il più banale degli incidenti stradali?

Non è più una questione di differenze “politiche” tra gli schieramenti né di anticipare giudizi che sono competenza di altri. È una questione di lotta per non affondare del tutto, cioè, come ho già detto, un problema di responsabilità nel fare l’interesse pubblico: garantire il normale funzionamento dei servizi e rispondere alle esigenze del popolo.

Quindi diciamola chiara: serviva una svolta immediata e credibile. Non ci si riesce? Allora tanto vale tornare al voto già quest’anno, quando andranno ad elezioni anche Roma, Latina, Napoli e altri. Quale che sia l’amministrazione che uscirà dalle elezioni, avrà senza dubbio meno scuse, meno distrazioni e diverse carte in più da giocare nei rapporti istituzionali per cercare di fare almeno le cose basilari.

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