Partiamo da un dato di fatto. Chiunque in queste settimane abbia girato un po’ per il centro Italia si è imbattuto nella normalità. Le spiagge sono piene, i corsi delle località di mare sono fiumi di persone che mangiano il gelato passeggiando e anche le vicine piazze frascatane sono piene di gente. Ci sono file davanti ai negozi, alle farmacie, alle poste. Ragazzi e ragazze sono tornati a camminare a frotte, a giocare a pallone e a beach volley, ad abbracciarsi, baciarsi e fare l’amore. In molte località si organizzano cinema all’aperto e altre manifestazioni. Gli anziani si incontrano e giocano con i nipoti, che giocano con gli amichetti. All’aperto le persone normalmente sono senza mascherina e la indossano quando è necessario mettersi in fila o entrare in un negozio.

Il sars-cov-2 non fa paura al popolo vacanziero e il dato dei contagi sembra dargli ragione. Malgrado tutti questi assembramenti, oggi nel Lazio si ha notizia di 13 casi di cui 8 di importazione. Ieri per trovare 19 positivi nel Lazio si sono dovuti fare 2773 tamponi (dati del 26 luglio). Dei 19 positivi di ieri, 5 erano “di importazione”, gli altri: una famiglia di tre persone, una donna che aveva fatto il test sierologico, quattro persone in accesso al pronto soccorso e qualcun altro. Si contano anche due deceduti con coronavirus (si saprà tra qualche mese qual è la causa della morte). In tutta Italia, su 40526 tamponi fatti, i casi positivi riscontrati sono stati 255 (lo 0,6%).

Prendere atto della normalità permette di fare delle riflessioni sul cambiamento culturale in atto da tempo. E se in Italia si vuole parlare di cultura, quella profonda e radicata, non si può che partire dai riti e dalle tradizioni centenarie. Quest’anno in alcune comunità i Santi sono rimasti nelle chiese. Non perché le processioni siano vietate (sono consentite come tutte le manifestazioni, purché ci sia il distanziamento previsto) ma perché, evidentemente, le autorità ecclesiastiche del posto non hanno ritenuto opportuno (o prioritario) incollare il Santo e portarlo al suo popolo.

Alcuni sacerdoti hanno resistito alla tentazione di non organizzare una processione in forma ridotta (anche senza fedeli al seguito ma disposti lungo la strada) e la tradizione si è rinnovata: vedi Segni, dove San Bruno è passato regolarmente per le strade della città e oggi non si segnalano contagi e focolai; oppure Roma, dove la Madonna Fumarola è transitata sul Tevere; o Napoli, dove San Gennaio è stato portato in barca sul mare; o in zone più vicine, dove i Santi sono passati in macchina. Altri hanno ritenuto tutto ciò superfluo. Spetta ai fedeli l’eventuale critica o approvazione ma alcuni elementi di natura culturale possono essere notati.

Ad esempio emerge che nei luoghi in cui i Santi rimangono nelle chiese viene intaccato il pilastro della tradizione, cioè il caposaldo più forte della cultura profonda italiana che, tramite i simboli, si fa prassi e si rinnova. Accanto alla tradizione che arretra si fanno largo nuove tradizioni, nuove simbologie, nuove scale di valori e nuove prassi. Se ieri non c’era nulla di più importante che onorare un Santo a cui si chiedeva anche di sconfiggere la peste, oggi vincono le attività ricreative, le manifestazioni per l’ambiente, la santificazione dei medici o dei virologi (litigiosi), la priorità dei social, l’irrinunciabilità delle vacanze e altre nuove simbologie.

In un mondo che ha tanto bisogno di impegno comunitario ed è affogato dalla paura, in cui ci si lava le mani dalla responsabilità di organizzare impegni pubblici, come si fa a non spalleggiare chi fa qualcosa, donando senso alle comunità con occasioni di ritrovo e nuovi riti? Rimanendo sul locale penso ai cinema sulle scale di Valmontone, agli eventi culturali molto partecipati in luoghi pubblici di Colleferro, alle presentazioni dei libri ad Artena, all’Estate larianese, alla camminata che il Palio di Artena farà per donare alla comunità il suo Gonfalone dedicato alle vittime del covid-19, testimoniando simbolicamente la sua presenza.

Sono queste le nuove priorità secolari che stanno emergendo dalla ritirata dei Santi. Priorità evidenziate dallo stato di emergenza in cui siamo, nel quale le persone scelgono a cosa dare importanza. Così, in base alle priorità e alla scala di valori propria di ogni comunità, si sceglie di organizzare o non organizzare qualcosa, di assumersi qualche rischio o di non assumerselo. È negli eventi pubblici che la comunità si connota e denota. E, sempre più, il dominio dei simboli sta passando dal sacro al profano.

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